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La classificazione delle riserve geologiche SPE- PRMS.

Nell’industria mondiale di petrolio e del gas il sistema di gestione delle risorse e delle riserve di idrocarburi più comune è il cosiddetto SPE-PRMS (Petroleum Resources Management System). La classificazione elaborata nel 1997 dalla Society of Petroleum Engineers (SPE) in collaborazione con il Congresso Mondiale Petrolifero (World Petroleum Congress, WPC) e l’Associazione Americana dei Geologi Petroliferi (AAPG), fu completata negli anni successivi da documenti chiarificatori e ausilari e nel 2007 fu adottato una nuova stesura del sistema.

Gli standard SPE-PRMS non solo valutano la probabilità di presenza di olio nel giacimento , ma stimano anche l’efficienza economica di estrazione di queste riserve.
Nel determinare l’efficacia dei fattori si prendono in considerazione i fattori quali spese di esplorazione e trivellazione, trasporto, tasse, i prezzi attuali sul petrolio, e molti altri.
Secondo questa classificazione le scorte sono suddivise in categorie "provate", "probabili" ed "eventuali" in base alla valutazione delle loro possibilità di recupero.
Così per le riserve provate la possibilità di essere estratte è pari al 90%, per quelle probabili - 50%, e per quelle eventuali è la più bassa - 10%.

Le riserve provate (P1).
Le riserve provate sono la quantità di petrolio che, basandosi sull’analisi dei dati geologici e di ingegneria, può essere stimata con ragionevole certezza come recuperabilità redditizia alla data odierna dai giacimenti noti, basandosi anche sulle condizioni economiche esistenti, le attrezzature tecniche e le misure di regolamentazione del governo.
Le riserve provate possono essere suddivise in preparate e non preparate.

Quando si utilizza il metodo deterministico, il termine “ragionevole certezza” comprende un alto grado di sicurezza nel fatto che la quantità di petrolio dichiarata sarà estratta.
All’applicazione del metodo probabilistico ci deve essere almeno 90% di probabilità che la quantità effettiva di petrolio estratto sarà pari o superiore a quello stimato.

Le riserve probabili (P2).
Le riserve probabili sono quelle riserve non provate che, come presupposto dai dati geologici e di ingegneria, sono piuttosto estraibili che il contrario.
In questo contesto, usando i metodi probabilistici ci deve essere almeno 50% di probabilità che la quantità effettiva di petrolio estratto sarà pari o superiore alla somma delle riserve provate e probabili.

Le riserve eventuali (P3).
Le riserve eventuali sono tali riserve non provate, la possibilità di recupero delle quali è inferiore alla probabilità di recupero delle riserve probabili.
Quando si applica un metodo probabilistico di valutazione ci deve essere almeno 10% di probabilità che la quantità effettiva di petrolio estratto sarà pari o superiore alla somma delle riserve provate, probabili e eventuali (P1 + P2 + P3).
In generale le riserve eventuali possono includere:

  • Le riserve negli strati che appaiono petroliferi dai dati di testimonio e carotaggio, ma dai quali è possibile non ottenere rese industriali;
  • Le riserve relative a progetti di intensificazione dell’estrazione, la redditività dei quali suscita dubbi ragionevoli;
  • Le riserve della parte dello strato che viene interpretata come separata dalla la zona delle riserve provate da una frattura e i dati geologici indicano che questa parte dello strato è strutturalmente sottostante a quella contenente le riserve provate.

Le riserve preparate. Si prevede che le riserve preparate saranno estratte dai pozzi esistenti, inclusi quelli non perforati. Le riserve derivanti dal perfezionamento dei metodi di estrazione sono ritenute valorizzate solo dopo aver installato le attrezzature necessarie.
Le riserve preparate possono essere suddivise in due sottocategorie: coltivabili e non coltivabili.

Le riserve coltivabili. Le riserve, distinte in una sottocategoria "coltivabili" verranno estratte, come previsto, dagli intervalli valorizzati che sono aperti e sono in funzione al momento della valutazione. Le riserve derivanti dal perfezionamento dei metodi di estrazione sono considerate coltivabili solo dopo la messa in azione del progetto del miglioramento di recupero di petrolio.

Le riserve non coltivabili. Le riserve, distinte in una sottocategoria “non coltivabili”, consistono delle cosiddette riserve dei pozzi chiusi e non perforati.

Le riserve dei pozzi chiusi verranno estratte, come previsto, da:

  • intervalli valorizzati aperti al momento della valutazione, ma per i quali il prelievo non sia ancora cominciato;
  • pozzi chiusi a causa di un basso prezzo del petrolio o per la mancanza di collegamento al condotto;
  • pozzi che non sono in grado di estrarre per motivi tecnici. Le riserve dei pozzi non perforati verranno estratte, come previsto, dagli strati aperti dai pozzi esistenti, che richiederanno lavori aggiuntivi per la rivalorizzazione prima della messa in esercizio.

Le riserve non preparate. Le riserve non preparate, come previsto, verranno estratte:

  • da pozzi in aree non trivellate;
  • mediante l’approfondimento dei pozzi esistenti fino agli strati-collettori inferiori;
  • da aree, sulle quali è richiesto l’implemento di spese relativamente grandi per:
    - la rivalorizzazione;
    - l’installazione di impianti per l’estrazione e il trasporto della produzione.

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